Una segnalazione all'Ordine dei giornalisti. Gratuita, la può fare chiunque, e resta agli atti.
Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi.
RAFFAELE ORIANI, LASCIANDO IL VENERDÌ DI REPUBBLICA, GENNAIO 2024
Per andare avanti due anni, uno sterminio ha bisogno che ogni giorno qualcuno lo renda raccontabile: che ne sfumi i contorni, che ne rimuova gli autori, che non chiami i coloni coloni e l'occupazione occupazione, che metta un «secondo fonti palestinesi» davanti a ogni bambino morto e nessun «secondo» davanti alle versioni di un esercito, che faccia morire i palestinesi come si muore di malattia e uccidere gli israeliani come si viene uccisi.
Le parole scelte in redazione non accompagnano i fatti dall'esterno: ne diventano parte, e diventano la scorta mediatica che sostiene e facilita i crimini.
In Italia, però, questo ha un nome e ha un giudice. Fare il giornalista non è un mestiere libero come un altro: si esercita solo iscrivendosi a un albo, e chi si iscrive accetta obblighi scritti in una legge dello Stato. La legge 69 del 1963 stabilisce che il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservato con lealtà e buona fede, è un obbligo inderogabile; il Testo unico dei doveri impone di verificare le fonti, di dare conto delle versioni difformi e di rettificare le notizie inesatte anche quando nessuno lo chiede. Chi non li rispetta risponde davanti a un Consiglio di disciplina, e chiunque può segnalarglielo.
Responsabile dell'ufficio Rai per il Medio Oriente, firma i servizi del TG1 da Gerusalemme. La segnalazione riguarda il servizio di due giorni fa, ma lo stesso giornalista non è nuovo a questo modo di raccontare: un anno prima era già accaduto con gli aiuti umanitari a Gaza.
«un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo una escursione»
Quel giorno un gruppo di coloni armati provenienti dall'insediamento di Havat Gilad irrompe nelle case e nei terreni alla periferia del villaggio palestinese di Tell, a ovest di Nablus. Il villaggio si trova in area A e B, dove ai civili israeliani è vietato accedere, e fonti militari israeliane hanno confermato che l'uscita non era coordinata con l'esercito. Gli abitanti escono per respingerli, e i soldati aprono il fuoco.
Muoiono sei persone. Quattro palestinesi, tutti della famiglia Ramadan: Farooq, 41 anni, padre di cinque figlie; Imran, 33, la cui moglie aveva appena partorito due gemelli; Ibrahim, 31, padre di due bambini piccoli; Jawad, 28, che lascia la moglie incinta e un figlio. E due israeliani, un soldato e un riservista. Altri quattro palestinesi restano feriti in condizioni critiche.
Hussein, il padre di Jawad e Ibrahim, è sopravvissuto: ha visto morire due figli e si è visto portare via anche gli altri due, Ali, ferito e arrestato in ospedale, e Majd, il più piccolo, accorso all'ospedale di Nablus con la madre per piangere i fratelli. Nelle ore successive i coloni attaccano altri cinque villaggi intorno a Nablus, con almeno otto feriti a Far'ata.
Escursione è la parola di una domenica in montagna, e qui indica l'ingresso di uomini armati in un villaggio sotto occupazione militare e interdetto ai civili israeliani. Non regge nemmeno alla versione israeliana: l'accertamento preliminare diffuso dallo stesso esercito parlava di coloni armati e di escursione non autorizzata, e nel servizio non compare nessuna delle due qualificazioni.
▶ Guarda il servizio sul TG1«non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere»
Dal valico di Kerem Shalom, Brunori riconduce il deterioramento delle derrate destinate a Gaza al fatto che nessuno andrebbe a ritirarle, e sostiene la ricostruzione con l'intervista al portavoce dell'esercito israeliano, che attribuisce l'emergenza alimentare a responsabilità delle Nazioni Unite e delle agenzie. Il pezzo si chiude senza che nessuna delle organizzazioni accusate sia stata interpellata.
Due giorni dopo, FAO, UNICEF, WFP e OMS avvertivano che due delle tre soglie di carestia erano già superate, indicando fra le cause le limitazioni imposte alla distribuzione degli aiuti. Il 22 agosto l'IPC dichiarava la carestia, precisando che non derivava da fattori naturali ma da decisioni politiche e militari deliberate.
▶ Guarda il servizio sul TG1Scrivi il tuo nome e premi. Si apre una mail indirizzata al Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, in copia al Consiglio nazionale, alla Commissione di vigilanza Rai, alla redazione del TG1 e all'Usigrai.
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La segnalazione si presenta al Consiglio di disciplina dell'Ordine della regione in cui il giornalista è iscritto, e si verifica su odg.it/albo-unico. Brunori risulta iscritto al Lazio. È gratuita, non serve avvocato, non serve essere giornalisti, non serve essere la persona danneggiata, e si può chiedere che la propria identità resti riservata.
Il Consiglio apre un fascicolo e decide se archiviare o contestare formalmente i fatti. Anche un'archiviazione lascia un atto scritto in un fascicolo intestato a quel nome, e i fascicoli si sommano.
Va benissimo una mail normale. Il bottone scrive a info@odg.roma.it, che è la casella ordinaria dell'Ordine e accetta la posta di chiunque: Gmail, Libero, Outlook, quello che usi.
Se hai una PEC e vuoi la prova legale di consegna, manda lo stesso testo anche a disciplina@cert.odg.roma.it, che però accetta soltanto posta certificata e respinge quella normale. In alternativa vale una raccomandata A/R a Piazza della Torretta 36, 00186 Roma.
A chi arriva
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